C’è qualcosa di profondamente rassicurante nell’osservare un costruttore che, nel 2025, decide ancora una volta di scommettere sul proprio DNA sportivo
Toyota e Lexus hanno presentato in anteprima mondiale la GR-GT, la GR GT3 e la nuova Lexus LFA Concept. Tre modelli che non servono a riempire una nicchia, né a fare volume: servono a ribadire un’idea di automobile che molti, troppo frettolosamente, hanno dato per superata.
Perché questi modelli non sono strappi isolati, ma tappe coerenti di un percorso che il mercato, nonostante le narrative dominanti, continua a confermare: la sportività non è morta. La passione non è evaporata e un marchio che la custodisce cresce meglio di uno che la sacrifica.
Qui non voglio dilungarmi sulle caratteristiche straordinarie di questi tre oggetti, che sono già uscite su tutti i siti e i blog specializzati, piuttosto preferisco fermarmi sull’importanza cruciale di queste scelte industriali e di marketing di Toyota.
La sportività come architrave del brand

Akio Toyoda lo ripete da anni: “No more boring cars”. Non è solo una frase da conferenza stampa: è diventato un principio culturale che ha cambiato il baricentro stesso del marchio.
La divisione Gazoo Racing non è un reparto corse distante dal resto del mondo Toyota: è una fucina valoriale che influenza piattaforme, design, filosofia di prodotto.
Le nuove GR-GT e GR GT3 incarnano questa contaminazione: proporzioni pure ed esplicite dove forma e funzione parlano sullo stesso piano, un linguaggio formale che non chiede permesso ma detta il tono.

Lexus, con la LFA Concept, alza il tiro: non replica la LFA del 2010, ma ne raccoglie lo spirito pionieristico. La prima LFA fu definita da Car and Driver “l’auto giapponese più europea di sempre” per coerenza ingegneristica e ambizione progettuale. La nuova concept rilancia quella stessa volontà di superare le convenzioni, in un momento storico in cui farlo richiede più coraggio di allora.
L’Heritage è un asset e non un fardello
C’è una considerazione che vale per Toyota e Lexus, ma anche per chi osserva con attenzione l’evoluzione dell’intero settore. Negli ultimi anni è passata l’idea che la sportività non generi più interesse nei clienti, che i giovani non siano attratti dalle auto emozionali, che il mercato voglia solo “razionalità”.
Eppure, basta guardare a chi ha difeso con decisione il proprio heritage: Porsche, al netto di diversi e cruciali errori riconosciuti e di cui si è resa protagonista (meglio tardi che mai) mantiene viva la 911 da sessant’anni firmando, nel 2023, il miglior anno della sua storia. Non è un caso.
BMW M rappresenta una quota minuscola dei volumi totali della casa bavarese, ma traina percezione, pricing power e desiderabilità di tutta la gamma.
Alpine, qui parliamo di ben altri numeri, più piccoli, ma significativi. E’ anch’essa un esempio lampante, perché è rinata su un singolo modello, l’A110, diventato simbolo di coerenza e modernità. Speriamo, per il suo futuro, che questa coerenza non si perda in una visione troppo lontana dalle sue origini.
Non è romanticismo: è strategia. Come scrisse Ferdinand Porsche padre, “Non ho trovato l’auto sportiva dei miei sogni, dunque l’ho costruita”. Tradotto oggi: se un costruttore rinuncia alla propria anima, perde un pezzo di futuro.
Toyota e Lexus lo sanno. E non si nascondono.
La narrativa contro l’auto sportiva? Debole, se letta nei numeri
Si racconta spesso che le sportive non abbiano più mercato. Poi guardi i dati, e scopri che il motorsport amatoriale cresce anno dopo anno anche in Europa, che l’auto sportiva non è un capriccio da collezionisti: è un catalizzatore di entusiasmo, un ponte emotivo tra brand e pubblico. E’ l’auto sportiva che inietta adrenalina in una marchio e in un’epoca in cui i prodotti sono sempre più simili, l’emozione è l’unica vera differenza.
La lezione Toyota–Lexus



Le tre anteprime mondiali non rappresentano un ritorno al passato. Piuttosto, sono un promemoria per l’intero settore: un brand cresce quando rispetta ciò che lo rende unico e la sportività di un brand non è oggi lusso superfluo, ma una potente leva identitaria e i clienti, giovani inclusi, sanno riconoscere prodotti che vibrano di autenticità.
In un mondo automotive che cambia più in dieci anni che nei cinquanta precedenti, restare fedeli al proprio heritage non significa restare fermi. Significa scegliere la direzione giusta mentre tutto si muove.
Toyota e Lexus non stanno parlando solo di potenza e prestazioni, ma stanno dicendo al mercato che la passione è ancora un valore industriale, non un residuo del passato.
Le GR GT, GR GT3 e la LFA Concept non sono semplici auto sportive, sono dichiarazioni d’identità.
E in un’epoca in cui molti marchi sono tentati di snaturarsi per inseguire la neutralità, chi ha il coraggio di rimanere sé stesso finisce, alla lunga, per guidare gli altri.
