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Longform. Il ritorno alla narrazione

A studiare i linguaggi della Rete, sono due le tendenze emergenti in questi ultimi anni, sulle modalità di veicolare contenuti: frammentazione (micro contenuti) e testi lunghi e semi lunghi. Sapersi muovere tra questi due opposti vuol dire riuscire a intercettare un lettore coinvolto e di qualità.

[dropcap]E[/dropcap]cco uno di quei post che hanno poco a che fare con auto e motorsport, ma che sicuramente hanno molto a che fare con le tendenze del settore professionale cui faccio parte.
La rivoluzione copernicana introdotta prima con l’avvento di Internet e poi con il permeante successo dei social network, la conosciamo tutti. L’impatto sulle cose del mondo è stato profondo e definitivo e, in uno sforzo esemplificativo, potremmo definirlo come un meccanismo che ha innescato un processo irreversibile di velocizzazione del tutto. In questo contesto editoria e  scrittura hanno subito una serie di mutazioni profonde che sono ben lungi dall’assestarsi e che, personalmente, attirano la mia attenzione ed il mio studio sin da quando la rete ha iniziato a imporsi.

Non mi sono mai unito al coro di chi sostiene che la carta stampata è morta, abbattuta dai ritmi compulsivi dell’Internet, così come mai mi sono unito a chi sostiene che l’auto è oramai lontana dagli interessi e dalle aspirazioni dei giovani. Ho sempre considerato le analisi, a supporto di tali tesi, semplicistiche ed affrettate.

La tecnologia ha cambiato i ritmi ed il modo di lavorare e l’informazione, l’argomento che mi è più caro, è stata letteralmente investita da una tale massa di innovazioni da influenzarne priorità ed interessi. E l’argomento di dibattito non è più (o solo) intorno al medium, ma investe anche la scrittura stessa ed il suo modo di strutturare le notizie. Studiare nuovi paradigmi di interazione tra informazione off line e on line e nuovi metodi di scrittura, consentirebbe di trovare una nuova chiave di interpretazione per ritornare ad appassionare (ed appassionarsi) di cose che a noi sono vicine da sempre (auto e motorsport).

Intendiamoci, i numeri di un tempo sono finiti. Questo overload informativo in cui siamo sommersi ha letteralmente imposto una modalità di scrittura e di costruzione della notizia tutta orientata sul numero di clic, sul traffico per pagina. E quando si parla di contenuti,  molto spesso una rincorsa al traffico è una corsa verso il basso.

Quindi è tutto finito? Io penso proprio di no. Anzi, in questo trionfo della quantità a prescindere io ci leggo una meravigliosa contraddizione, tutta da esplorare, per tirarne fuori una nuova chiave di interpretazione.

Come funziona l’internet come media informativo? Da una parte e velocissimo a proporre tendenze e novità che sono spesso alimentate da micro contenuti che si fondano su una catena di interazioni, ognuna delle quali alimenta l’altra, e tutte insieme danno forza e corpo alla notizia.

Ma spessissimo questo micro contenuto è micro anche dal punto di vista temporale. Alla fine la notizia, presa così, da sola, alimentata dai click e dalle interazioni, svanisce; seppellita da nuove notizie pronte ad essere alimentate da click e nuove interazioni.

All’opposto troviamo la narrazione, il racconto di largo respiro. Già da molti anni, soprattutto nei paesi anglofoni, ma con qualche interessante sperimentazione anche a casa nostra, il “Longform”, l’articolo lungo (almeno 2000 parole) sta tornando prepotentemente di moda per soddisfare l’altra faccia del lettore figlio di questo overload informativo. Da una parte il minimalismo dei 140 caratteri di un tweet, ma dall’altra la (ri)nascita di un giornalismo narrativo che apparteneva ai tempi che furono della carta stampata. Eccola la meravigliosa contraddizione.

Con la tecnologia digitale, che consente una stretta integrazione tra elementi multimediali e tecniche narrative classiche,  la narrazione diventa immersiva e perfettamente in grado di rispondere ad una offerta editoriale che si verticalizza sempre di più. Il lettore viene condotto all’interno della storia in modo più coinvolgente. Ed è qui che, secondo me, l’integrazione tra off line (un magazine) e on-line (la sua versione on line) può estendere anche di più la portata del racconto.