Quest’anno prenderà il via la terza edizione della TCR, la Serie Turismo  nata da una intuizione brillante di Marcello Lotti che ha garantito  respiro internazionale e budget accessibili ad una specialità centrale dell’automobilismo sportivo. E proprio Marcello Lotti mi ha parlato delle novità di una stagione, la terza, di definitiva consacrazione.

 

Il Turismo da corsa rappresenta, da sempre, una scelta naturale per migliaia di piloti gentleman e professionisti in giro per il mondo.  Qui da noi dai tempi del mitico CIVT (Campionato Italiano Velocità Turismo) organizzato dalla Salerno Corse, gli scenari delle varie annate hanno sempre visto un alternarsi incostante di numeri e qualità dei partecipanti.

Una variabile non solo legata alla congiuntura economica, ma anche a piattaforme regolamentari troppo spesso poco centrate, parcellizzate tra diverse specialità e, soprattutto, senza una visione organica di promozione e gestione. Negli ultimi 20 anni merita un plauso solo quanto organizzato da Sergio Peroni con la Serie ETCS (Endurance Touring Car Serie) che, adottando il regolamento 24 Ore Special di origine tedesca (VLN Serie), ha creato un vero e proprio Trofeo di durata che ha passato anche i confini nazionali.

E’ la strategia che è sempre mancata e non solo nel motorsport tricolore. La capacità, cioè, di proiettare una idea di campionato nel tempo, individuando, in fase di programmazione, i punti di forza sui quali costruirne la crescita. Proprio questa è stata la forza dell’idea di Marcello Lotti: focalizzarsi sin dall’inizio sui punti cardine della Serie, quando ancora il foglio era bianco, e non derogare più da questi principi.
La prima volta che intervistai Marcello Lotti fu proprio alla vigilia della prima stagione del TCR. Partiva in salita, con un numero di partecipanti ancora da costruire, ma con una linea guida che voglio qui riprendere per sottolineare l’importanza fondamentale nell’avere un quadro d’assieme e le idee chiare: “Sono stato tanti anni direttore sportivo in BMW, prima ancora del mio impegno quale organizzatore del Mondiale Turismo, e ho sempre vissuto la categoria non solo nell’ottica internazionale, ma anche guardando con attenzione le singole dinamiche nazionali. In questi ultimi anni, vuoi pure per la recessione che ha pesantemente coinvolto anche il motorsport, ho osservato i vari campionati nazionali molto diversi tra loro, una mancanza di coordinamento che è diventata cronica e, spesso, delle decisioni regolamentari e sportive senza un filo logico. Tutto questo non fa certo bene alla categoria.”

Qual è stata l’intuizione che ti ha portato a progettare e lanciare questa nuova serie?

Ho notato che in tanti campionati nazionali: Italia, Spagna, Russia, Portogallo, Emirati e addirittura l’America c’era una costante: la Seat Copa, e questo a prescindere dai vari regolamenti che, anzi, si adattavano per permettere di schierarla. Questo per me era un segnale, era la tipologia di auto che volevano tutti, al netto delle differenze dei singoli Paesi. Allora ho iniziato ad analizzare con attenzione le caratteristiche di questa vettura e i suoi “running costs” che, se non picchi, sono molto contenuti. Pensa che ho visto vincere una Copa nell’ETCC che aveva sul groppone 47.000 chilometri. Ecco, proprio questo dettaglio è stato l’elemento che mi ha convinto a puntare su questo tipo di vettura.

Dietro le sue osservazioni e a questa domanda che gli posi due anni fa, io ci vedo la crescita del TCR. Costruire un’idea con la giusta analisi, metodo e capacità manageriale vuol dire fornirle il miglior terreno di coltura. E dopo due stagioni, con un WTCC in crisi di partecipanti e, aggiungo io, di identità e che cerca di riempire una griglia con le TCN-2, cioè proprio con le auto del TCR, io mi ritrovo a fare il punto della situazione con Marcello Lotti, oggi, come allora, attraverso una call conference via Skype.

Buongiorno Marcello, entriamo subito in argomento tralasciando commenti sulla crescita della Serie che è sotto gli occhi di tutti. Le varie Serie nazionali si stanno arricchendo di partecipanti, ma ci sono delle deroghe volte ad aprire gli schieramenti ad altre auto non conformi con il dettato regolamentare della TCR. Qual è il tuo punto di vista al riguardo?

Credo che questi innesti a volte siano necessari per passare da uno stato attuale ad uno futuro. Molto spesso le condizioni economiche di un Paese, le esigenze a breve dei vari concorrenti, non consentono di cambiare lo scenario di riferimento da un anno all’altro. Di conseguenza l’idea di inserire vetture turismo con un regolamento leggermente differente può essere una soluzione. E’ chiaro che dovrebbe essere una fase transitoria durante la quale si dovrebbe lavorare per omologare interamente la Serie nazionale al regolamento internazionale. Se passiamo dal contesto generale a quello tricolore, io credo che l’Italia, oggi, vanti uno dei potenziali di crescita migliori in Europa, insieme alla Germania e l’Inghilterra.


Dall’Italia mi aspetto, anche in virtù della forte tradizione della specialità, un incremento dello schieramento delle TCR. E’ chiaro che bisognerà lavorare al riguardo creando il giusto teatro per gli attori che avranno intenzione di recitare. Senza una giusta strategia si rischia di creare un qualcosa non ben definito che non attrarrebbe gli investitori.

Per meglio comprendere questo trend di sviluppo, anche nazionale, mi puoi già dare dei numeri?

Per esempio la Germania, ad oggi, ha dichiarato di aver ricevuto 44 richieste di partecipazione. La Scandinavia prevede dalle 18 alle 22 auto in griglia nel primo anno di vita. E non vedo perché l’Italia non possa fare altrettanto bene.

Le versioni 2017 presentano un aumento generalizzato della potenza. La Seat Leon dichiara 350 cavalli anche se, in realtà, si tratta di un livello di potenza già raggiunto l’anno scorso. Dal punto di vista regolamentare si sta pensando a qualche intervento o ci saranno in futuro degli aggiornamenti?

No, il regolamento è “frozen”. Per intervenire ci vuole l’unanimità di tutti i Costruttori e anche nostra e quindi sarà molto difficile vedere qualche variazione a livello di regolamento tecnico. Per quando riguarda l’innalzamento della potenza è come hai detto tu:  piuttosto che un innalzamento direi un livellamento perché l’anno scorso già diversi giravano con 355/356 cavalli. Per questo abbiamo deciso di stabilire un limite inderogabile che fisseremo, poi, al prossimo BOP.

Dal regolamento tecnico parliamo della promozione e della comunicazione. Il TCR sta dimostrando una interessante capacità virale, sia tra gli addetti ai lavori che tra gli appassionati. Avete delle novità ed iniziative al riguardo?

Stiamo già lavorando per potenziare i canali sui quali siamo già presenti. Per essere precisi siamo molto concentrati sui social network. Ogni Serie nazionale ha il suo canale sociale e noi rappresentiamo il cappello  di tutto questo impianto di comunicazione. Ogni Campionato nazionale farà il live streaming su Facebook secondo le modalità tecniche e di immagine che abbiamo distribuito già lo scorso Campionato. Abbiamo deciso di potenziale questa tipologia di comunicazione perché è vero, abbiamo un seguito importante di giovani che utilizzando e interagiscono massicciamente proprio sui social network.

Il WTCC è entrato in una crisi di partecipazioni. E adesso vorrebbe fare posto in griglia anche alla categoria TCR. Qual è la tua posizione al riguardo?

Non posso che risponderti in maniera ufficiale: ad oggi ancora non ho letto un regolamento relativo a questa eventuale classe WTCC-2 e, quindi, non posso e non voglio commentare in assenza di un dato certo. Ritengo, tuttavia, che non possano essere utilizzate vetture TCR perché queste sono soggette ad una “intellettual property” che appartiene alla TCR stessa. Sono a conoscenza, per esempio, che la Seat ha ritirato l’omologazione TCN-2 e che il Gruppo Volkswagen non l’ha proprio presentata per le loro vetture, ma mentre la loro è una precisa scelta di marketing, la mia è di fondo. Dirigo un’azienda che è titolare del regolamento tecnico, di voci ne ho sentite tante in giro ed è il caso di mettere dei paletti ben precisi al riguardo.

Ad Adria si apre la TCR Academy. Che mi dici al riguardo?

Si una TCR Academy in Centro Europa con tutti i modelli omologati a disposizione dei tanti piloti interessati ad avvicinarsi alla specialità. Sarà certamente più facile, veloce ed economico rispetto al muovere un team con il bilico, lo staff, il viaggio ecc. Dal noleggio di 2 ore ad un corso più strutturato di 2 giorni per ottenere la licenza specifica per poi poter gareggiare nella Serie. Questa Academy, per adesso, è l’unica al Mondo. Forse si potrà, in futuro, replicare la stessa cosa in America.

Adria International Raceway
L’entrata dell’Autodromo di Adria

Nel sito ufficiale del TCR (www.tcr-series.com) ci sono i collegamenti ufficiali ai promotori focalizzati sull’endurance: Creventic e VLN. Hai delle partnership con loro?

Per il fatto che hanno inserito anche la categoria TCR nella loro Serie. Anzi, sei il primo a saperlo, ho chiuso anche un accordo con l’organizzatore giapponese della Serie Endurance. Per me è importante allargare il raggio d’azione della Categoria e garantire uno scenario competitivo il più largo possibile ai piloti e alle squadre che corrono con auto TCR

Una crescita su tutti i fronti quindi. Parliamo allora di Costruttori che potenzialmente si stanno affacciando. CI sono diverse voci che girano nei corridoi, tu hai anticipazioni al riguardo? 

Ci sono cose che si sanno, altre che non posso dire se non off the records. Sicuramente le voci che hai intercettato sono quelle giuste.

Lo so, questa è una risposta non risposta, ma in effetti diverse voci coincidono con i “si dice” che sono più o meno già svelati. Iniziando da Renault. L’avevo già scritto in precedenza e non appartiene ai segreti meglio celati del mondo dell’auto quello di una Renault che ha in programma di debuttare con la Mégané RS nel TCR del 2018, così come di Hyundai che è in procinto di affacciarsi ufficialmente nella Categoria, la Kia, tramite la  e la Lada che si prepara con la sua Vesta dopo aver abbandonato il Mondiale Turismo. Però, lo devo dire, non sono solo questi i nomi che si fanno. Alcuni altri sono segreti ben protetti … ed esplosivi. Ma non mi sono mai piaciuti gli scoop a tradimento. Tengo di più alla parola data.