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COME SARANNO LE AUTO DEL FUTURO? (Parte I)

Siamo in una epoca di grandi cambiamenti per l’ecosistema automobilistico. ricco di PROSPETTIVE, ma anche di interrogativi. lo sviluppo dell’auto sara’ legato a quello delle città e a quello della mobilita’ generale, ma ci sara’ spazio per la passione? (Parte i)

Veicoli connessi, Internet of Things, l’ingresso di giganti della tecnologia come Google, Apple che spingono ancora di più verso un’economia della condivisione, il pressante interesse per la sostenibilità. Tutto questo sta avendo effetti epocali sul modo di pensare l’auto, disegnarla, utilizzarla. Quale sarà il suo futuro, ma soprattutto, per gli appassionati, che tipo di scenario si sta configurando? Ci sarà ancora spazio per l’auto iconica, sportiva, veloce e, soprattutto, endotermica?

Guida autonoma e smart city 

Quando parliamo di guida autonoma ci riferiamo ai sistemi ADAS ( Advanced Driver Assistance Systems) cioè l’insieme di sistemi elettronici che supportano il guidatore. Una tecnologia che ha debuttato nei segmenti premium e che adesso è un must have anche per il costruttore generalista. L’evoluzione tecnologica comporta una costante diminuzione dei costi di progettazione e implementazione con la conseguenza che anche i segmenti più bassi (A e B) vantano oggi pacchetti ADAS sempre più raffinati ed interconnessi. Nelle configurazioni più evolute questi sistemi rappresentano un vero e proprio centro di comando e controllo dell’auto riuscendo a gestire la guida anche senza l’intervento del guidatore. Questo in teoria, nella pratica non è possibile. Perché?

La tecnologia è pronta per la guida autonoma, ma ne siamo ancora lontani dall’effettiva diffusione, ma questo solo per ragioni assicurative e di etica. Un esempio? Procediamo in città in una vettura a guida autonoma di livello 4 (tecnologicamente e industrialmente già vendibile) con i sistemi di comando e controllo in funzione. Cosa accadrebbe in caso di tamponamento? Di chi è la colpa? Potremmo sostenere che l’auto era fuori controllo? Dove si ferma il dovere di supervisione del guidatore quando i sistemi tecnologici possono prendere il controllo totale della vettura? Basta questo scenario per comprendere quanto siamo ancora lontani da una soluzione di questo genere. Perché questa tecnologia è così strategica allora? Perché si integra con un’altra frontiera del prossimo futuro: le smart city

Basti pensare che le tecnologie autonome, inserite in un contesto smart city, possono ridurre i tempi di spostamento urbano di oltre un terzo con una riduzione di oltre due terzi di emissioni di gas serra. Anche la crescente necessità di parcheggi si ridurrebbe di oltre il 40%. Questa è solo una piccola parte di ciò che si potrebbe raggiungere con una città pensata in termini di IoT. Per adesso le soluzioni sono quelle di ricreare delle aree ben definite compatibili con la guida autonoma. Sarà l’occasione di sperimentare tutti i sistemi e di comprendere come il concetto di connessione possa poi essere integrato nelle nostre città. Uno scenario così lontano dal diventare realtà? Non proprio: a Las Vegas, ad esempio, una flotta di mobilità di oltre 30 auto autonome forniscono servizi di taxi su richiesta. Una partnership tra Aptiv, Lyft e BMW. Nel prossimo futuro, concetti di mobilità come questo potrebbero svolgere un ruolo vitale nell’aiutare a far muovere le nostre città.

Aptive, Lyft & BMW immagine delle auto a guida autonoma che girano a Las Vegas

La mobilità urbana del futuro e le emissioni in città

Non è solo nello scenario futuristico e affascinante delle smart city che il concetto di mobilità individuale si rivoluzionerà, perché già adesso è in piena trasformazione. Oggi chi si muove prevalentemente nelle grandi città ha necessità di possedere l’auto? Nelle grandi metropoli moderne dove i parcheggi sono difficili da trovare e sono a pagamento, dove la ZTL limita, giustamente, la circolazione nelle aree centrali e la subordina al pagamento di una tariffa spesso molto cara, muoversi con una vettura di proprietà è una scelta razionale? Quale sarà la tendenza? Per quanto riguarda l’Italia ne intravediamo un pezzo: lo scenario del car sharing che registra, piuttosto che una crescita di utilizzatori, una base di utenti che si sta sempre più fidelizzando. I dati del 2018 di Aniasa parlano di una base che si sta consolidando pur di fronte ad un -20% rispetto al 2017. Un numero complessivo di iscritti che sfiora quota 1,8 milioni, ma con utenti attivi (almeno 1 noleggio in 6 mesi) a 640.000 (-20% rispetto al 2017). Aspettiamo il quadro del 2019 per comprendere l’andamento di questa tendenza.

i dati di car sharing di ANIASA

In questo panorama la trazione elettrica rappresenta un’altra opzione sempre più concreta. ll mercato sta completando la sua offerta con modelli nei segmenti, secondo me, di elezione (A, B) e con presenze sempre più convinte nel premium. È questa la linea di sviluppo? Ancora non ne sono convinto, ma è incontestabile che c’è stato un boom nell’acquisto di veicoli elettrici (EV): in Italia il 2019 ha chiuso con oltre 11.000 veicoli immatricolati con un aumento del 107% sul 2018 ma molto ad di sotto di quanto realizzato in Germania, per esempio, che a tutto novembre 2019 aveva immatricolato oltre 93.000 vetture, l’Inghilterra con circa 62.000 e la Francia con 54.200. Sarà l’elettrico la risposta alla mobilità urbana?

Come tutte le cose complesse, la risposta non può essere immediata e, soprattutto, non lo può essere nel breve, medio termine. Se l’affrontiamo dal punto di vista delle emissioni e se, soprattutto, spostiamo il focus nel suo globale, il debito di carbonio associato ai veicoli elettrici e alla produzione di batterie è ancora elevato, ma, si sostiene, verrà abbattuto quando le stesse ricariche verranno prodotte con maggiore energia verde. Nel complesso, comunque, i risparmi sulle emissioni sono chiari, ma il rovescio della medaglia è che i veicoli elettrici non ridurranno certamente la congestione stradale e la necessità di più parcheggi.

Cosa accadrà al mercato delle auto di lusso?

La tendenza del mercato premium è stabile da diversi anni: cresce a livello globale. Questo sta funzionando da volano anche per i piccoli segmenti e per i generalisti che hanno capito che auto curate e tecnologicamente allineate all’alto di gamma, non solo rappresentano un potente differenziale competitivo, ma consentono maggiori margini di contribuzione. Il risultato di tutto ciò? I modelli di acquisto sono improntati ad una libertà sempre maggiore, il consumatore ha più scelta perché si trova maggiore diversità di prodotto, più allestimenti su singolo modello. Se guardiamo al mercato auto degli anni ‘80/’90 c’era più razionalità nell’offerta, c’era un modello per ogni segmento: quello di piccole dimensioni, di medie e le berline. Finito. Ora abbiamo le city car, i grandi SUV che declinati sotto forma di crossover abbracciano tutti i segmenti, abbiamo le berline a due e tre volumi, le sportive, le versioni elettrificate e quelle elettriche.

Crediti: AutoExpress

Tutta questa scelta, lato consumatore, sembra funzionare.  Il mercato del lusso (premium) sarà destinato a rafforzarsi ancora di più e, quasi per osmosi, coinvolgere anche la produzione mainstream che dovrà essere più curata, raffinata e attraente.

In un mercato specializzato. Auto di nicchia

Ci sarà spazio per auto che celebrano emozione, passione e prestazioni? Quale sarà lo scenario per chi l’auto la vive con il cuore prima ancora che con la testa?
La rivoluzione di internet ha emancipato i mercati di nicchia. Prima era improponibile, lato costi, contattare e costruire un prodotto/servizio per una platea ristretta, adesso non solo è diventato profittevole, ma anche un obiettivo strategico importante ai fini della brand awareness. Anche per il settore Automotive la regola è la stessa: alle auto che fanno tutto per tutti e che stanno andando per la maggiore (SUV) si è affiancata una scelta di veicoli specifici, di basso volume, ma ad alto impatto emotivo che, secondo me, avranno un futuro assicurato. Mi spiego: immagino uno scenario dove per le tue necessità giornaliere l’esigenza la puoi risolvere ricorrendo al noleggio cioè massima funzionalità, minimo costo. L’auto che potrai scegliere di acquistare sarà quella legata alle altre tue necessità: famiglia, viaggi, svago, piacere di guida, ecc.

Non saranno questi i modelli che assicureranno volumi e profittabilità per i Costruttori, ma rappresenteranno una occasione per ribadire il valore dei rispettivi Marchi. E sapete perché? Perché la “democratizzazione” della tecnologia e il conseguente abbattimento delle barriere di prezzo, sta comportando una progressiva omologazione del mercato: ogni auto, di ogni Marca, è uguale all’altra in termini di prestazioni, consumi, contenuto tecnologico. Se è vero com’è vero che il cliente sceglie oramai in funzione di prezzo e linea, perché il resto del pacchetto è offerto da tutti i Costruttori, qual è la sfida differenziante rimasta ad un Marchio specifico? Modelli più evocativi ed heritage marketing. Sui primi ne sto parlando brevemente qui, sul valore dell’heritage marketing ci ritornerò presto.

C’è un esempio di modello di nicchia, destinato ad una platea molto ristretta, ma dall’alto valore simbolico e di immagine. Non si tratta di un’auto sportiva o di una hot hatch di successo, ma del recente Volkswagen California che richiama il leggendario Bulli declinandolo in chiave moderna. Un prodotto di nicchia utile per definire con forza l’identità di Marchio e che richiama un passato ricco ed iconico che ha letteralmente stabilito un modello di vita, un pezzo di storia sociale e una idea che ha tenuto a battesimo il concetto stesso di camper. Ecco qui che qualsiasi altro Costruttore che viene a proporre un prodotto simile non potrà mai raggiungere il valore simbolico del VW California. E’ chiaro che tutto questo deve essere ben comunicato, ma questo è un altro discorso.

Appuntamento alla seconda e ultima puntata.