Dopo poco più di un anno dalla presentazione a Barcellona, risalgo sulla Honda Civic 1.5 VTEC Turbo, questa volta dotata del cambio a variazione continua

Ho deciso di fare un percorso guidato nel mondo Civic partendo dalla versione 1.5 VTEC Turbo e completandolo, prossimamente, con la dura e pura Civic TypeR. Solo provando le due vetture in rapida successione è possibile apprezzare le analogie di un modello che, arrivato alla decima generazione, ha voluto ribadire con evidenza la sua inclinazione sportiva.

[dropcap]N[/dropcap]ella mia prima presa di contatto con la nuova generazioni Civic, provai sia la versione 1.0 tre cilindri che questa 1.5 VTEC , mi resi subito conto di quanto l’ultima generazione abbia guadagnato in termini di prestazioni dinamiche e piacevolezza di guida.  Adesso mi trovo qui a scrivere della 1.5 litri VTEC dotata, questa volta, del cambio CVT. Dopo due settimane di utilizzo quotidiano e oltre 500 chilometri mi sono fatto una idea precisa della sua dinamica.

L’estetica della Honda Civic è adesso comune in tutti i continenti. Il modello rappresenta, per la Casa giapponese, la prima vera World Car della sua produzione. Questa decima generazione ha rappresentato, nel suo complesso, l’investimento più importante che Honda ha dedicato ad un suo modello

Durante una presentazione non ha sempre il tempo di valutare e definire al meglio l’idea complessiva di un nuovo modello. Ho sempre preferito affidare ad un test più lungo l’analisi dettagliata della vettura. Dopo due settimane di utilizzo di questa Honda Civic 1.5 VTEC equipaggiata con il cambio automatico CVT, la sensazione che ebbi guidandola lungo la costa vicino a Barcellona, nella sua versione con il cambio manuale, si conferma e si puntualizza. Innanzitutto la bella impressione me l’ha data il 4 cilindri turbo VTEC. Quando lessi per la prima volta la scheda tecnica, pensai con una punta di dolore, alla fine della leggendaria saga VTEC con quella spinta animale che partiva quando tutti gli altri motori stradali, anche sportivi, iniziavano ad affannare. Invece con mia grande sorpresa la fluida ed energica erogazione con il turbo sembra completarsi. Non c’è più quel buco ai bassi regimi prima dello scatto di reni nella zona alta dei giri. Adesso la progressione è costante e decisa fino ai 6000 g/m circa. Non saranno le vette urlanti di una volta, ma il motore mi ha conquistato per equilibrio e raffinatezza.

Il motore 1.5 VTEC Turbo è un concentrato di tecnologia e deriva strettamente dall’esperienza della Honda nello sviluppo dell’unità 2 litri da 310 cavalli della precedente generazione.

Una trasmissione CVT molto raffinata ma …

La trasmissione a variazione continua di questa Civic è decisamente uno dei migliori cambi di questo tipo: è eccellente nel mantenere sempre il regime nella zona ideale e la progressione è sempre costante e non registro nessuna caduta di giri, ma è un CVT e a me non piace.
Quando vuoi accelerare velocemente succede che i giri salgono, ma in maniera non piacevole. Diventa più rumoroso ed il sound di ritorno è quella sensazione di trascinamento che sembra anche soffocare le grandi qualità del motore. Una sensazione che le palette al volante non contribuiscono a mitigare anche se l’effetto finale, quello di comandare un cambio a doppia frizione, è sorprendente, ma siccome i giri non aumentano in modo graduale, l’arcano viene rapidamente svelato.
Se il tuo intento è di guidare sempre in modo molto calmo, il CVT è perfetto, ma probabilmente, visto che hai scelto una Honda, saprai anche che la Civic vanta quello che, per me, è il miglior cambio manuale del mercato quindi, il problema è risolto.

Il motore 1.5. Vivace granturismo

Tu pensi che un VTEC con il turbo sia il testimone della fine di una gloriosa era, ma non è del tutto così. L’impressione più piacevole è quella di una progressione fino ai 6000 giri senza incertezze, liscia anche senza il tatto vivace che ti aspetteresti da un’unità da 182 cavalli. Non è solo questione di CVT, ma proprio di progettazione dell’unità motrice che predilige silenziosità di marcia piuttosto che prestazioni monstre. Questa Civic ha il confort e le prestazioni di una grande, veloce, stradista. La sportività sembra una opzione completamente delegata alla killer delle hot hatch Civic Type R.

Uno dei dettagli tecnici da sempre tra i più brillanti della categoria è lo sterzo. In questa Civic l’ho trovato preciso, bilanciato e perfetto anche in città

Quello che, invece, si nota da subito è quanto sia divertente da guidare con quel pacchetto sterzo-telaio che rappresenta il miglior testimone di questo nuovo corso Honda. Lo sterzo si conferma splendido e preciso, veloce quando serve e confortevole da usare anche in città. E’ decisamente uno dei migliori della categoria. Anche l’assetto contribuisce a raffinare ulteriormente la dinamica complessiva dell’auto. Le sospensioni adattive si sentono nel loro lavoro, il rollio della cassa non è mai accentuato anche se, selezionando il pulsante, al centro dei sedili, nella modalità più dinamica va un po’ in crisi in presenza di colpi improvvisi e strade non propriamente lisce. Al contrario, nella configurazione più morbida il discorso cambia in maniera sensibile: le buche, gli avvallamenti vengono scrollate di dosso in modo sorprendentemente efficace e la macchine è limpida e composta sia in città che su strade più veloci. Alla fine ho trovato più complessivamente più piacevole la Civic in modalità “soft”. Il merito di una dinamica così efficace è anche il baricentro più basso di 3,5 centimetri rispetto alle generazioni precedenti. Un vantaggio che si è ottenuto spostando semplicemente il serbatoio carburante da una posizione sotto i sedili anteriori a quella, più tradizionale, dietro tra il treno posteriore e gli schienali dei sedili.

In termini di guida e maneggevolezza la Honda Civic è tornata ad essere impressionante. Ricordo bene la Type R della nona generazione così focalizzata sull’anteriore, micidiale in pista negli inserimenti e così incollata per terra e non vedo l’ora di verificare come, questo handling così dettagliato della Civic 1.5, possa esprimersi in tutta la sua forza nella Civic Type R.

Interni comodi e spaziosi, ma l’infotainment è da perfezionare

Ottimi i materiali utilizzati, precisi gli accostamenti. La grafica dei pannelli TFT-LCD del cruscotto e di quello centrale dell’infotainment è decisamente migliorabile al pari della logica di navigazione del sistema

Se la Honda Civic brilla nella dinamica anche in confronto ai suoi rivali, quando si entra all’interno ci si rende conto che c’è ancora del lavoro da fare. Intendiamoci qualità dei materiali, delle finiture e degli accostamenti è rimarchevole, quello che mi ha un po’ deluso è il design generale della plancia e la grafica del sistema di infotainment. Troppo marcata e più vecchio stile rispetto alle migliori produzioni della concorrenza. L’interfaccia, inoltre, all’inizio è poco pratica da usare anche se dopo cinque minuti di pratica ne comprendi la logica e tutto passa. Esteticamente la parte frontale è sviluppata su due livelli con quello inferiore dove sono gli attacchi HDMI, USB e la presa da 12 v. Molto comoda la soluzione che consente di passare i cavi di ricarica, dei device personali, attraverso delle guide così da tenere tutto in ordine. E’ previsto, inoltre, anche la basetta di ricarica wireless.

Il quadro strumenti è composto da un pannello LCD da 7″ che contiene tutti i dati e, tramite comando sulla sinistra del volante, è possibile accedere, scorrendo le varie sezioni, a tutte le informazioni previste dal sistema. Alcune delle quali replicano quelle del pannello centrale, anche qui un TFT-LCD da da 7″. Molto comodo la gestione vocale di sms ed email e la completa integrazione con Apple CarPlay ed Android Auto. Da sottolineare la presenza, tra le app installate di default di “Aha” che rappresenta la porta di ingresso, via web, a migliaia di stazioni radio, ma sopratutto ai podcast. Quello di Motorsport Republic+ è così possible ascoltarlo direttamente dall’impianto dell’auto.

Una piattaforma di sicurezza molto completa

Un importante dettaglio degno di nota è la decisione di dotare ogni Civic, a prescindere dagli allestimenti, di tutte le tecnologie Honda dedicate alla sicurezza attiva. Questo vuol dire che, oltre al design del telaio che ha ricevuto 4 stelle nel rating EURO NCAP, questa Civic gode del pacchetto di tecnologie denominato Honda SENSING che comprende, tra l’altro, del sistema di frenata assistito (CMBS), della segnalazione di collissione anteriore (FCW), della segnalazione di cambio corsia involontario (LDW) e dell’abbandono della corsia di marcia (RDM) che, tramite, il sistema del servosterzo elettrico (EPS) interviene con lievi correzioni al volante, il sistema di mantenimento dell’auto in corsia (LKAS), il controllo della velocità di crociera (ACC) che si interfaccia con il riconoscimento automatico dei segnali stradali (TSR) per attivare poi il limitatore di velocità intelligente (ISA).

Questo modello. Prestige, si completa con i cerchi in lega da 17″, fari a LED e telecamera di parcheggio completata dalla presenza di sensori anche anteriori ad un prezzo di listino comunque non certo aggressivo: 31.700 Euro.

Queste ed altre sono le componenti tecnologiche di una piattaforma che arricchisce notevolmente di contenuti una vettura che, di suo, ne ha già tanti. Dopo due settimane e oltre 400 chilometri, la sensazione ricevuta nel corso della presentazione stampa si conferma e si completa. Telaio magnifico, un eccellente motore, una estetica originale e che non difetta di personalità, ma preferibile nella versione con cambio manuale. Honda ha ripreso a seguire le sue orme originali e adesso è ritornata al suo antico: veloce, raffinata e un pizzico spudorata per essere diversa quel tanto che basta.