Nel mondo del motorsport non tutte le auto da corsa sono uguali e questo è ovvio. Ma ogni tantissimo ti imbatti in un oggetto per niente scontato, un’auto che coniuga come nessun’altra il piacere della guida veloce, della competizione, con quello dei costi. Oggi racconto della Mitjet 2L

Versione: Mitjet 2L
Prezzo versione in prova: € 48.650 (franco Motorquality tasse escluse)
Autodromo della prova: Circuito di Nogaro (FR)
Lunghezza : 3.653 mt.

[dropcap]L[/dropcap]a prima volta che la provai era la fine del 2013, invitato direttamente dall’organizzatore francese al circuito di Nogaro. Poi un post su Facebook e poi un articolo sulla rivista Automobilismo scatenarono molta curiosità. Ricordo ancora i messaggi sul telefono, su Messenger; domande sui costi, sulle prestazioni, etc. Ebbene sì, fatemelo dire, mi prendo un pizzico di merito per aver innescato l’interesse  che ha portato fino a qui. Ad aprile prossimo partirà la terza edizione della Serie italiana e tutti i punti di forza di questa divertente silhouette si sono puntualmente confermati.

Mi è sempre piaciuta la purezza della guida, la perfezione della linea che riesci a mantenere quando l’auto è perfettamente bilanciata. Mi soffermo sempre nell’osservare video dove  il pilota si muove con gesti limpidi e precisi e quando accade è lì che capisci che l’auto che sta guidando è coesa, stabile, mai fuori posto. Ma c’è anche un’altra faccia della guida che mi piace altrettanto, quella più fisica, dove attraverso lo sterzo gestisci un corpo più ballerino e dalle reazioni più plateali.   Elogiamo auto affilate così come quelle più scomode e saltellanti, l’importante è che ci gratifichino nell’atto del guidare. Bene, detto questo, vi presento una delle macchina da corsa più originali ed intelligenti: la Mitjet. E’ un oggetto curioso, una silhouette con carrozzeria in vetroresina che richiama stilemi estetici di un DTM un po’ strizzata nelle misure con una lunghezza di 4,10 mt, una larghezza di 1,80 mt e un’altezza di 1,30 mt. Un un concetto inventato da un certo Jean Philippe Dayraut, pilota francese ecclettico, pluricampione nel Trophée Andros, terzo nella Pikes Peak del 2011 con la Dacia Duster, ritirato per una inezia nel 2012 mentre stava involandosi verso la vittoria e di nuovo terzo nell’edizione del 2013 con una Mini da 900 cavalli. Poteva staccare il secondo posto dietro al suo amico Loeb, ma un banale guasto ai freni gli ha fatto perdere, sul tratto finale, circa 20 secondi. Una inezia da farti rimanere stranito per mesi. Comune denominatore di tutte queste sue scorribande agonistiche è la Tork Engineering, piccola, cazzutissima struttura letteralmente specializzata in auto no limit. Già partner di molte case automobilistiche, tra cui Renault, per la quale ha costruito la spettacolare Twin Run, Tork Engineering ha nel DNA il sapiente utilizzo delle tecniche costruttive di una volta: tubi e architetture convenzionali, vetroresina e il giusto spazio lasciato a poche contaminazioni moderne, come le trasmissioni sequenziali. E se Dallara rappresenta il costruttore al passo con i tempi modernissimi di un motorsport da vertice mondiale, in Francia la Tork Engineering sembra voler rimanere l’ultimo baluardo di un automobilismo da corsa fatto di passione, semplicità costruttiva portata ai massimi livelli, ma sempre legata ai fondamentali di un motorsport comprensibile e anche un po’ romantico.

Mitjet 2L
La Mitjet tecnicamente parlando appartiene alla categoria delle Silhouette, auto con telaio a tubi, motore anteriore centrale (in questo caso). Il suo profilo esteriore richiama un modello di grande serie. La Mitjet è lungo 410 cm alta 130 cm e larga 180 cm.

Lo penso mentre osservo con attenzione questa Mitjet 2 litri: lineare nella costruzione e realizzata magistralmente. Il telaio a tubi con quelle saldature al tig che sembrano ricami di alta manifattura, le sospensioni anteriori a triangoli sovrapposti e, posteriormente, un ponte rigido. L’albero di trasmissione è completamente foderato e al centro quello che sembra essere un differenziale autobloccante è una semplice coppia conica, il dettaglio grazie al quale, a guidare la Mitjet, vai forte, scivoli tanto e ridi come un bambino. C’è una idea di fondo che ha guidato la creazione di quest’auto: quella di realizzare un oggetto leggero, facile da guidare, sincero, economico ma soprattutto costruito bene e con materiale e accessori di prim’ordine.

Mitjet 2L
Il retrotreno ad assale rigido con la trasmissione “foderata” da una protezione e, al centro, la scatola della coppia conica. Il serbatoio da 42 litri è montato posteriormente quasi a sbalzo

Alla vigilia della terza stagione italiana della Mitjet Series vale la pena fare un punto della situazione sul successo che sta avendo questa specialità. Francia, Italia, Russia, Stati Uniti e, a partire da quest’anno, la Germania. Di fatto è l’unico monomarca privato (nel senso che non ha un Costruttore alle spalle) che può offrire ai piloti che vi partecipano la possibilità di misurarsi anche in un contesto internazionale.

“Il vero punto di forza di questa vettura – mi racconta Bruno Zanini Amministratore Delegato della Motorquality distributore per l’Italia e la Germania della Mitjet – è il peso contenuto che, a prescindere dalle altre soluzioni tecniche volute per esaltare il piacere di guida, consente di consumare pochissimo i materiali. Le gomme possono durare tranquillamente più appuntamenti, ognuno dei quali composto da 4 gare da 20 minuti+1 giro, i freni Brembo praticamente non si cambiano per tutta la stagione mentre, per i freni, basta aggiungere un car set di pastiglie. Lo stress dei materiali è molto limitato. Sono tutti elementi che aiutano a conservare per lungo tempo nella massima efficienza la vettura” Le gare in Italia hanno un format che consente di guidare molto ai due piloti. Si dividono, infatti, 4 gare da 20 minuti + 1 giro, mentre il sabato la sessione di prove libere è lunga 55′ con una sosta di 5′ per cambio pilota mentre le sessioni di qualifica sono due da 15′.  Il budget a pilota varia dai 35.000 a 40.000 Euro a stagione in base ai servizi e ai test privati offerti dalle singole squadre.

IN PISTA A NOGARO’

Ho girato due volte a Nogarò, e tutte e due con la Mitjet 2L. “Per tutto il giorno la tua compagna sarà questa”. Con un sorrido sardonico Jean Philippe Dayraut mi indica la numero 22, quella normalmente utilizzata da un certo Sebastien Loeb. Perché caratteristica di questa Serie è la presenza, più o meno continua, dei piedi più pesanti dell’automobilismo francese.  Per accedere all’abitacolo la porta, leggerissima, si apre con un movimento che richiama quello ad ala di gabbiano, ci si cala dentro come nelle migliori tradizioni GT e silhouette. Mi lascio scivolare nel sedile Recaro mentre apprezzo la pulizia di un abitacolo semplice e rigoroso.  La seduta è bassa, arretrata, tutto è ergonomicamente perfetto. Davanti a me la plancetta del cruscotto elettronico e dei controlli. Il dash-logger è Tork,  la leva del cambio sequenziale SADEV a 6 marce la riesci a manovrare anche senza staccare le mani dal volante grazie alla sua forma che ha la parte finale rivolta verso il pilota. Il rapporto inserito viene visualizzato da un indicatore al centro del cruscotto. Al centro del parabrezza una colonnina alleggerita di rinforzo collegata al tetto e che ricorda tanto la Nascar. E’ un abitacolo ridotto all’osso che non avrà quella bellezza selvaggia dei cockpit delle GT, ma la visuale da dietro il parabrezza stretto e lungo e quella carrozzeria stile DTM sono davvero speciali. Sembra fare di tutto, la Mitjet, per farti capire che è veloce e impegnativa, ma mi basta poco per comprendere che, sulla seconda, non è proprio così. Peccato che la mia GoPro l’abbia infelicemente collegata al parabrezza in lexan posteriore, le vibrazioni hanno reso quasi inutilizzabili le riprese. Giusto pochi secondi per evidenziare la comodità di utilizzo del cambio.

Parto dal box e mi immetto in pit lane.  Le vibrazioni della trasmissione si ripercuotono sul telaio, l’assenza del differenziale fa sembrare la Mitjet un grosso kart da 850 chili, un dettaglio che non bisogna dimenticare per tirarle fuori il meglio. Capito questo hai capito tutto e inizia il divertimento. Il motore 2 litri di derivazione Renault Clio e preparato dalla stessa Tork suona deciso e spinge sempre, ma anche se è piuttosto leggera non è certamente la velocità a conquistare il centro della scena. Piuttosto è l’equilibrio complessivo e i freni a recitare il ruolo di protagonisti. Con la Mitjet vai forte in poco tempo perché le sue reazioni sono sempre pronte e coerenti. Andare oltre il grip delle gomme diventa un gioco divertente e redditizio. Le Yokohama sono delle ipersportive stradali, arrivano al loro limite di aderenza in maniera progressiva e molto percettibile aggiungendo anche che sono stabili nel tempo a tutto vantaggio di un comportamento dinamico sempre piuttosto prevedibile. Ed è questo il segreto della Mitjet, quello di essere un’auto da corsa molto performante, ma molto, molto sincera.

Ti “parla” tanto ed in continuazione e questo ti permette di avvicinarsi al suo limite in maniera sempre costante e progressiva. Le sue reazioni sono sempre pronte e coerenti e anche chi non è un pilota navigato riesce ad andare piuttosto facilmente oltre il grip delle gomme.  La guida più redditizia è inserire l’anteriore per poi aprire il gas per giocare con il bilanciamento.Quello della Mitjet si avvicina all’ideale 50/50 e questo vuol dire che non c’è mai troppo sottosterzo e il posteriore non ti ruba mai la scena. 

L’assenza del differenziale fa un po’ muovere l’auto, ma è una guida comunicativa e di un divertimento da lasciarti, alla fine, un sorriso grosso così. I freni sono potenti, ma richiedono una pressione decisa per capire che cosa sanno fare. Il 2 litri aspirato Renault è una garanzia, si porta a spasso 870 chili circa (780 il peso a vuoto)  con agilità e prontezza a tutti i regimi. L’erogazione non è perentoria, ma è lineare per l’arco di utilizzo e interagisce bene con il cambio sequenziale Sadev rendendo piacevolmente costante l’ondata di accelerazione.

PURO DIVERTIMENTO

La MitJet è una fantastica esperienza perché tutto è calibrato e focalizzato al massimo divertimento. E ovviamente l’apice lo provi in percorrenza di curva con quel suo scivolamento dolce e progressivo che non è mai impegnativo. Con uno sterzo diretto al punto giusto. Ottimo il telaio che non è affilato come un rasoio, ma ha quegli angoli smussati che ispirano fiducia, rendendo quest’auto accessibile, indipendentemente dalla bravura del pilota. La MitJet 2 litri è veloce e ricca, ricchissima di feedback. Andar forte non è mai stato così divertente.

SCHEDA TECNICA MITJET 2L

2.0 litri Renault F4R | 4 cilindri in linea benzina | Potenza massima: 220 cv@7.500 g/m | Coppia massima: n/d 

Cambio sequenziale SADEV a 6 rapporti+RM con comando a leva | Coppia conica

Telaio a traliccio in tubi di acciao. Carrozzeria in vetroresina.  Aerodinamica: spoiler anteriore e posteriore con ala regolabile

Freni a disco autoventilanti con ripartitore di frenata regolabile nell’abitacolo

Anteriori: a triangoli sovrapposti| Posteriori: ponte rigido. Ammortizzatori regolabili

780 Kg a vuoto in ordine di marcia

Lunghezza: 4.100 mm. | Altezza: 1.300 mm. | Larghezza: 1.800 mm.

3,54 Kg/Cv

Ruota alluminio 18″

Yokohama Advan Neova AD08 R 255/40 R18

MR+ Rating
  • Handling
  • Costruzione
  • Stile
4

Riassunto

La Mitjet 2 litri è una solhouette divertente da vedere e da guidare. L’apertura delle portiere ad ala di gabbiano, le appendici aerodinamiche vistose, la carrozzeria leggera con il traliccio di tubi a vista, le rendono una postura da vera auto da corsa. E così è. Solo che è divertente e sincera da guidare, così adatta per tutti i livelli di preparazione di un pilota. E’ in grado di far divertire il gentleman driver ed impegnare il semi pro, risponde sempre adeguata a qualsiasi input che gli dai e la leggerezza complessiva, la semplicità costruttiva, diventano una garanzia di affidabilità ed economicità di gestione. In questo voce, poi, è quasi imbattibile.